Uliassi e la prospettiva capovolta

È uno strano tipo di cuoco, Mauro Uliassi.
Eternamente sospeso tra la voglia di normalità e lo status di super cuoco, il mare davanti e la terra alle spalle, la curiosità che fa osare e il richiamo dell’ancoraggio.
Un mix intrigante, che, declinato a guisa di menù degustazione, ogni anno fa chiacchierare, incuriosire, sdilinquire clienti d’antàn e nuovi gastronomi, turisti della prima volta e consumati addetti ai lavori. Sarà l’andamento binario di vita e carattere – non per nulla è nato sotto il segno dei Pesci – o piuttosto la vocazione al passo di lato, da sfruttare per vedere il mondo in una prospettiva diversa, perfino capovolta se è il caso. Succede quando cresci dietro al bancone del bar di famiglia, circondato e inseguito da tutti gli input psico-commerciali possibili.

Il Terzo Tempo di Gennaro

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Benvenuti nel tempo sospeso di Gennaro Esposito.

La Torre del Saracino in estate è una fotografia dai colori assoluti, con uno sfondo vagamente retrò, come una cartolina degli anni ’60.
Il mare, qualche ombrellone sparigliato sulla spiaggia libera, una borsa frigo custodita all’ombra, i teli stropicciati in attesa di ritrovare i corpi dei legittimi proprietari, temporaneamente a mollo nell’acqua placida e trasparente. Qui, tra i tavoli privilegiati del terrazzo e quelli eleganti all’interno, mai come ora si respira l’aria del passaggio, l’ineluttabilità del movimento, il senso di un percorso da compiere per intero. Come se allo scadere del trentesimo anniversario dall’apertura, non ci fosse più tempo né modo di traccheggiare ancora, rallentando il passo per distrazione o mancanza di coraggio.